Musica in piazza Omonia, luogo della lunga attesa dei migranti

ATENE  – Sono perlopiù imbarcazioni di fortuna quelle che ogni giorno sfidano le onde gelide nel tentativo di attraccare lungo le coste delle isole greche. Tra i passeggeri ci sono siriani, iracheni, afgani. Toccata terra, la prima tappa all’interno del lungo pellegrinaggio che li condurrà nell’Europa occidentale, è Atene. Si tratta di intere famiglie in fuga o di uomini che hanno lasciato momentaneamente la propria. Ci sono giovani laureati che hanno trovato nel viaggio dei nuovi compagni di sorte. Quasi tutti sono in fuga dallo Stato islamico e dal regime di Damasco.

Una volta arrivati ad Atene cercano rifugi di fortuna, chi può permetterselo trova posto in uno dei modesti alberghi che registrano in poco tempo il tutto esaurito, i meno fortunati si radunano nei dintorni di piazza Omonia, dove trascorrono giorni e giorni di attesa prima che si palesi l’occasione di spostarsi in Macedonia e da lì, ancora, verso un altro angolo di mondo.

Qui, nel nuovo continente, le difficoltà a comunicare sono tante.  Le insegne in piazza sono state tradotta dal greco all’arabo, non tanto in segno di contaminazione culturale ma piuttosto per aiutare i gestori dei servizi locali a trovare tra i migranti qualche nuova utenza che porti reddito.

Proprio in questo luogo di sosta forzata, piazza Omonia, abbiamo pensato di ritrovarci con unico linguaggio universale comprensibile a tutti, la musica. Grazie all’Associazione Encardia, partner del progetto Come.in, per qualche giorno, a ridosso del Natale, abbiamo suonato per tutti le musiche dal mondo.