Palermo, città dell’accoglienza. Un modello da replicare

È proprio nella Giornata internazionale del rifugiato che proviamo a fare un punto sull’esperienza di Palermo come modello internazionale per l’accoglienza. Negli ultimi anni la città ha lavorato molto sull’integrazione degli stranieri residenti, con l’obiettivo di diventare un esempio. La strada è lunga ma più ci guardiamo intorno più assistiamo alla contaminazione di buone pratiche per l’integrazione unite ad un grande fermento destinato all’abbraccio tra culture.

Già nel 2013 il Comune ha fondato, con l’ambizione di diventare un esempio per tutta l’Europa, una Consulta delle culture che ha la possibilità di influenzare direttamente le politiche di governo della città, presieduta prima dal palestinese Adham Darawsha, da poco diventato cittadino italiano, e oggi, dopo le sue dimissioni, da Delfina Nunes. La Consulta ha stabilito, fra i suoi primi principi, di procedere nelle politiche comunali senza fare le abituali differenze fra cittadini comunitari e non. Nel marzo 2015 ha poi prodotto un documento-guida all’avanguardia in Europa su integrazione e cittadinanza, sottoscritto da giuristi, intellettuali e rappresentanti delle istituzioni e dell’associazionismo: la Carta di Palermo, il cui concetto principale è quello del diritto alla mobilità internazionale.

La profonda vocazione di questa città ad essere approdo per popoli e culture, e ad essere luogo per la pacifica convivenza di identità diverse, ha spinto le istituzioni a puntare sulla piena cittadinanza dei suoi abitanti stranieri, a cominciare dai giovani. La Carta di Palermo sfida l’Italia e l’Europa sull’abolizione dei permessi di soggiorno in favore di una radicale adozione della cittadinanza come strumento di inclusione e di partecipazione alla vita pubblica. Secondo dati forniti dallo stesso Comune di Palermo, l’amministrazione comunale ha dato la cittadinanza italiana a un totale di 2.713 stranieri in cinque anni, con un picco di più di 800 nel solo 2016. Nell’aprile di quest’anno ha lanciato una “maratona delle cittadinanze”, che punta a 300 nuovi conferimenti in poche settimane. A rendere Palermo una città “speciale” intervengono anche i dati nazionali: le principali comunità che si sono insediate a Palermo non riflettono i dati nazionali: quella più numerosa è stata quella tamil, superata solo da poco da quella del Bangladesh. La presenza di queste due comunità (insieme a quella cinese, più ridotta), è così forte che circa la metà della popolazione straniera di Palermo è di origine asiatica. Dopo Sri Lanka e Bangladesh, che sono anche le origini con più minori (circa il 20 per cento del totale per ognuna), un po’ distanziata segue la comunità del Ghana.

Il fiore all’occhiello del modello Palermo sono poi i tantissimi progetti in integrazione ed i nuovi modelli di accoglienza. Come Come.In, che negli ultimi mesi ha raccolto attorno alla musica, alla creatività e al dialogo, decine di migranti, strappandoli al ghetto dell’isolamento, al silenzio e alla solitudine. Abbiamo scoperto storie, stretto amicizie, e soprattutto, sostenuto sogni e speranze, valorizzato talenti, indirizzato uomini e donne a percorsi di vita più sereni, più umani.

Essendo una terra di approdi Palermo non poteva fare altro poi che sposare Refugees Welcome Italia, progetto che promuove l’ospitalità domestica per richiedenti asilo e rifugiati, attraverso un programma già accreditato sul piano internazionale ed attivo in altre 15 città d’Italia. In breve: un invito ad aprire le porte di casa ed ospitare per brevi periodi un migrante.

Grazie ad una piattaforma on line e ad un team di professionisti qualificati, Refugees Welcome Italia mette in contatto giovani rifugiati con persone – singole, coppie, famiglie – disposte ad ospitarli a casa propria. Un’esperienza di scambio e di condivisione a tutti i livelli, che ha già al suo attivo 40 convivenze in diverse parti del Paese.

Luca e Kawsu, protagonisti della biblioteca vivente a Una Marina di Libri

Refugees Welcome ha potuto raccontarsi proprio pochi giorni fa durante la festa di chiusura di un’altra “tessera” di un mosaico tutto palermitano che unisce integrazione e creatività: il Mediterraneo Antirazzista Palermo, che in dieci anni ha palesemente dimostrato come lo sport e la musica siano il primo strumento capace di abbattere con estrema facilità ogni barriera.

Una delle prime convivenze attivate è stata quella di Luca e Senem, giovane coppia italo-turca decisa ad ospitare in casa Kawsu, un ragazzo gambiano di 18 anni, orfano, senza una casa, senza un lavoro in un paese straniero di cui ancora non comprende bene la lingua. Cosa accade? Kawsu per i prossimi sei mesi avrà un appiglio sicuro e la serenità per prendere la sua vita in mano e costruire il suo futuro. Ha cominciato studiando l’italiano e sta per sostenere l’esame di licenzia media. Noi facciamo il tifo per questa nuova, curiosa, famiglia e, insieme a loro, per tutte quelle realtà che in silenzio lavorano per rendere migliori le vite di profughi e rifugiati, salvandoli innanzitutto  da morte certa, come quotidianamente fa Sos Mediterranee, rifiutandosi di venir meno al primo compito morale di chi sta in mare: salvare una vita. Per costruire così un nuovo futuro.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *