Tra gli scatti del World Press Photo

Siamo stati a vedere la mostra fotografica World Press Photo, prendendoci del tempo per osservare, meditare e discutere dei tanti scatti provenienti da ogni parte del mondo che raccontano storie parecchio diverse, intense, a volte commoventi, a volte scioccanti. Decine di occhi di chi ha vissuto sulla propria pelle la traversata del mare, fuggendo a violenze, si sono poggiati sulle foto dei naufraghi, dei perseguitati, dei prevaricatori. Il più delle volte sospendendo in giudizio in mezzo al silenzio delle pareti bianche di Palazzo Boncore. Qualche sussurro ha acceso la curiosità  di tutti di fronte al reportage sulla prima squadra di rugby gay-friendly di Toronto, “Esiste questa libertà anche in Italia?”, mentre già lo sguardo si bloccava dinanzi ai muscoli tesi dei campioni olimpici, centometristi eroici e bambine cinesi alle prese con con rigidi allenamenti: “Trenta minuti sulle punte dei piedi é una follia!”. Curiosa coincidenza che il saluto finale alla mostra arrivi da zebre, elefanti e gnu. In silenzio li ascoltiamo raccontare dell’imponente Monte Nimba, un’area naturale protetta al confine fra gli Guinea, Costa d’Avorio e Liberia, patrimonio dell’umanità UNESCO: “Nel posto dove sono nato gli elefanti sono buonissimi e attraversano indisturbati la strada, ci sono perfino dei cartelli stradali che avvertono del passaggio”. Dentro la foresta fitta fitta ci sono centinaia di gorilla: “C’è un americano che ha imparato a dialogare con loro e fa da mediatore tra la popolazione dei villaggi ed i capi del branco. E tutti vivono in pace”.

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