Aliou Lullaby | Una ninna nanna in lingua mandinka

Si comincia con una nenia, un motivo, il primo che passa per la testa, ed ognuno tira fuori un ricordo legato ad un ritmo, tra percussioni e fiati. Così accade che le geografie del mondo, chiamate a raccontarsi con una musica, mettano insieme una melodia inaspettata. È questa la magia dei laboratori musicali di Come.In. organizzati da uno dei partner del progetto, Arci Tavola Tonda.

Trovare una lingua comune con cui capirsi è già un primo passo verso la condivisione. Molti dei ragazzi partecipanti ai laboratori sono senegambiani: il Gambia è un fazzoletto di terra abbracciato dal Senegal ma una storia coloniale divide queste due terre, il Gambia è infatti anglofono, il Senegal francofono. Ad unire i popoli arriva il dialetto. I due idiomi parlati – conosciuti dai docenti dei laboratori – il mandinka ed il wolof, appartengono infatti ad unico ceppo linguistico. Così, comprendersi in dialetto non risulta essere complicato, specie se ad unire è anche la comune cultura musicale west africana.

Dopo settimane di prove e infinite chiacchierate sulle suggestioni musicali, cominciano le registrazioni che porteranno alla realizzazione del Canzoniere del Migrante: intanto il più bel regalo oggi ce lo fa Alex, che ha tirato fuori il ricordo una dolcissima ninna nanna in lingua mandinka cantata dalla nonna quando lui era ancora un bambino. Dice più o meno così: Piccolo mio, non ti abbandonerò mai, asciuga le lacrime perché la mamma non ti lascerà mai. “C’è anche una ninna nanna che i figli usano cantare alle madri per tranquillizzarle sul fatto che, anche quando cresceranno, saranno sempre al loro fianco” ci dice Alex. “Ma questa è un’altra storia…”

Musica in piazza Omonia, luogo della lunga attesa dei migranti

ATENE  – Sono perlopiù imbarcazioni di fortuna quelle che ogni giorno sfidano le onde gelide nel tentativo di attraccare lungo le coste delle isole greche. Tra i passeggeri ci sono siriani, iracheni, afgani. Toccata terra, la prima tappa all’interno del lungo pellegrinaggio che li condurrà nell’Europa occidentale, è Atene. Si tratta di intere famiglie in fuga o di uomini che hanno lasciato momentaneamente la propria. Ci sono giovani laureati che hanno trovato nel viaggio dei nuovi compagni di sorte. Quasi tutti sono in fuga dallo Stato islamico e dal regime di Damasco.

Una volta arrivati ad Atene cercano rifugi di fortuna, chi può permetterselo trova posto in uno dei modesti alberghi che registrano in poco tempo il tutto esaurito, i meno fortunati si radunano nei dintorni di piazza Omonia, dove trascorrono giorni e giorni di attesa prima che si palesi l’occasione di spostarsi in Macedonia e da lì, ancora, verso un altro angolo di mondo.

Qui, nel nuovo continente, le difficoltà a comunicare sono tante.  Le insegne in piazza sono state tradotta dal greco all’arabo, non tanto in segno di contaminazione culturale ma piuttosto per aiutare i gestori dei servizi locali a trovare tra i migranti qualche nuova utenza che porti reddito.

Proprio in questo luogo di sosta forzata, piazza Omonia, abbiamo pensato di ritrovarci con unico linguaggio universale comprensibile a tutti, la musica. Grazie all’Associazione Encardia, partner del progetto Come.in, per qualche giorno, a ridosso del Natale, abbiamo suonato per tutti le musiche dal mondo.